Il regista e scrittore italiano torna con un libro sul complesso legame tra un padre e una figlia che imparano a conoscersi attraverso un viaggio
Sangue mio è un romanzo on the road che esplora i confini del
rapporto tra genitori e figli. Si tratta del secondo libro del regista, autore e critico cinematografico
Davide Ferrario, edito da Feltrinelli.
Ferrario ha esordito come scrittore 16 anni fa, ottenendo un grande successo con il suo primo libro “Dissolvenza al nero”, grazie al quale ha vinto il Premio Hemingway, e da cui Oliver Parker ha tratto il film “Fade to Black” nel 2006.
Emerge uno stretto legame tra la scrittura di Ferrario e la visione cinematografica del racconto, che un regista porta con sé anche nella narrazione su carta. Non è un caso che “Sangue mio” inizi in un carcere: lo scorso anno Davide Ferrario ha girato un film ambientato in una prigione, “Tutta colpa di Giuda”.
Il rapporto tra cinepresa e scrittura è quindi indissolubile, in una continua ispirazione e contaminazione.
I protagonisti di questo romanzo sono
Ulisse e Gretel, padre e figlia che non si sono mai incontrati. Ulisse è in carcere e sta per terminare la propria pena, quando riceve una lettera da una ragazza di vent’anni, sua figlia, che gli chiede di incontrarlo. Il colloquio tra i due, in carcere, è pieno di emozione; la proposta di Gretel a Ulisse è di partire insieme per un viaggio attraverso l’Italia, per tentare di costruire e recuperare un rapporto.
Ma dietro a questa proposta c’è molto di più: il ritorno alla realtà “fuori” di un uomo che ha scontato la propria pena, ma ha perso la voglia di vivere, e il segreto di Gretel, una malattia che potrebbe sottrarla alla vita troppo presto.
Il viaggio parte da
Torino, città cara a Ferrario, nella quale ha ambientato i film “Dopo Mezzanotte” e “Tutta colpa di Giuda”, e si conclude a Maratea, luogo di pellegrinaggio per chiedere una possibilità di guarigione, sufficientemente lontano per avere il tempo di conoscersi.
E’ un
romanzo drammatico, questo “Sangue mio”, dove Davide Ferrario sa esprimere tutta la propria sensibilità di narratore.
Doloroso e profondo, conquisterà chi ha amato i film del regista italiano.